
Dopo i due appuntamenti estivi dedicati ai Leoni d'Oro - Hic sunt leones - con i film che si sono aggiudicati il massimo riconoscimento alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel periodo 1946-1968 e 1980-2005, a conclusione della sessantasettesima edizione della Mostra sfilano in rassegna - al Candiani, dal 13 al 29 settembre - alcuni recenti Leoni d'Argento, vincitori del Premio Speciale della Giuria nel periodo 2000-2009.
Gli otto film in programma vanno dalle rivisitazioni biografiche più tradizionali, come quella del poeta e scrittore cubano Reinaldo Arenas (Prima che sia notte), a film che hanno cercato di complicare le cose, raccontando in modo nuovo rispetto ai canoni tradizionali del genere, le atmosfere e le emozioni. Ne è un esempio Io non sono qui, in cui la vita e gli umori del "menestrello di Duluth", Bob Dylan, vengono incarnati da sei personaggi differenti, nelle diverse fasi dell'esistenza del cantautore, componendo una biografia "anomala" e corale in una miscela perfetta tra musica, arte visiva e cinema (unico ritratto che lo stesso Dylan, pare, abbia apprezzato).
Film controversi, autori che mettono in scena frammenti dell'opulenta società come autentici gironi infernali e non risparmiano critiche feroci, bollati come scandalosi, inquietanti e spietati (Canicola) o grandi autori che si interrogano sul bisogno religioso di oggi (Mary). Storie di eredità culturali, scontro tra tradizione e modernità, tensioni razziali e battaglie generazionali che riescono a colpire al cuore anche i critici più spietati, strappando applausi e standing ovation (Cous Cous).
Non possono mancare le ferite ancora aperte, le lacerazioni che dilaniano il tessuto sociale di Paesi martoriati da dittatura e oppressioni (Teza) capaci però anche di dare una speranza per scrivere un futuro diverso (Daratt - La stagione del perdono, prima produzione del Ciad in concorso alla Mostra).
A infrangere la regola non scritta di ogni festival, che vedrebbe il successo di pubblico escludere il film dal verdetto, ci pensa Soul Kitchen, commedia multietnica dove amore, cibo, amicizia, si incrociano per consentire di conquistare il proprio posto nel mondo, rafforzando l'idea di appartenenza.
Cristina Morello