
Il cinema, come ogni forma di comunicazione - la voce, la scrittura, la musica, la televisione, internet - è un linguaggio, cioè un modo di parlare, di comunicare, con caratteristiche particolari, proprie della modalità attraverso cui si esprime: in questo caso, le immagini in movimento. Come ogni linguaggio, anche il cinema ha le sue regole, la sua grammatica, la sua sintassi. E come ogni racconto, ogni pagina di racconto, anche ogni film, ogni brano di film, ha il suo stile, quello che gli ha voluto imprimere il suo autore, il regista del film.
Conoscere la grammatica e la sintassi filmica, riconoscere lo stile di un autore (o di un film, o di un genere di film) e, quindi, comprendere meglio quell'autore (o quel film, o quel genere di film), costituiscono lo scopo di questi cinque incontri, di 2 ore ciascuno, durante i quali all'esposizione teorica si alterneranno numerosi esempi tratti da film del cinema italiano classico (De Sica, De Santis, Rossellini, Visconti, Antonioni, Fellini, Bertolucci, Rosi, ecc.)
Leggere un testo vuol dire non solo gustare più a fondo l'opera, ma soprattutto possedere gli strumenti per decodificarla, per una comprensione "critica", quindi anche "politica", di ciò che ci viene "proposto" di vedere o, magari, siamo "costretti" a vedere.
Nel primo incontro saranno trattati l'inquadratura, unità primaria del linguaggio cinematografico, contenitore spaziale-temporale che accoglie i personaggi, gli ambienti e le azioni che costituiscono il contenuto della narrazione, e il profilmico, ciò che viene preparato sul set davanti alla macchina da presa, destinato a far parte dell'immagine.
Seguirà nel secondo incontro il filmico, tutto ciò che compare nell'immagine, nell'inquadratura. La messa in quadro - cioè l'operazione della macchina da presa di riprendere una porzione del profilmico e di fermarla sulla pellicola - trasforma lo spazio profilmico in spazio filmico, ritaglia una porzione di reale e la separa dal continuum spazio-temporale del set cinematografico per trasferirla in un diverso continuum spazio-temporale, quello del racconto filmico.
Il suono e la musica saranno i temi del terzo incontro. Suoni diegetici e suoni extradiegetici: voci, rumori e musica diegetici provengono dalla dimensione spazio-temporale nella quale si svolge la storia rappresentata nelle immagini. La musica del film ha sullo spettatore un effetto emotivo e per questa via partecipa alla narrazione; essa contribuisce a svolgere il racconto, a commentarlo, a stabilire la relazione emotiva e cognitiva dello spettatore con la storia raccontata.
Il montaggio, l'insieme delle operazioni finalizzate a mettere in sequenza le inquadrature sarà affrontato nel penultimo incontro. Attraverso l'unione di inquadrature che mostrano ciascuna un frammento dello spazio profilmico, il montaggio organizza tale spazio e lo trasforma in spazio filmico, ovvero uno spazio virtuale dove lo spettatore può immaginare e collocare gli elementi della storia.
Il ciclo di incontri si concluderà con l'analisi della narrazione. La narrazione filmica procede su quattro livelli: storia, racconto, narrazione, stile. I primi due si applicano a ogni forma di narrazione: letteratura, teatro, fumetto, ecc. Gli ultimi due, invece, si estrinsecano in specifici linguaggi, poiché riguardano l'assetto propriamente espressivo.
Alfredo Baldi