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Oltre ai viaggi, ai commerci, agli scambi politici e religiosi, confermano i fitti rapporti tra le sponde adriatiche, e tra le regioni balcaniche e l'Italia in epoca due-trecentesca anche i 'passaggi' di artisti, disegni, iconografie. Tra queste assume particolare interesse una più rara immagine della Madonna affettuosa, con il Bambino che si agita stravolto appena sorretto dalla Madre. Probabilmente originario dell'Oriente bizantino, o di Costantinopoli, il soggetto, allusivo al rapporto tra la Nascita e la Passione di Cristo, offerto come vittima da Maria per la salvezza dell'umanità, ebbe però la sua maggiore fioritura dal Duecento, e soprattutto nel Trecento e Quattrocento, tra Macedonia e Serbia, a partire dalla regione macedone di Pelagonia -attuale Bitolj- da cui questa versione iconografica prese il nome di Pelagonitissa. Proprio dai Balcani il tema, probabilmente attraverso la Dalmazia, passò anche in Italia, dove ne sono identificabili solo quattro 'libere' traduzioni- tutte collegate alla cultura adriatica. La più nota, a Faenza, fu eseguita ai primi del Trecento da Giovanni da Rimini, uno dei più antichi maestri della scuola pittorica trecentesca di questa città, di cui sono noti i legami con la Dalmazia. A questa si collega un'altra versione, pure romagnola, eseguita da un diverso maestro- ora a San Pietroburgo: segno di una possibile maggiore diffusione del raro tema in questo territorio. La più antica, della seconda metà del Duecento, ricordata a Roma, è l'unica che ripropone 'da vicino' i modelli orientali, traducendoli nel linguaggio dei maestri tosco-romani del tempo. Quasi contemporanea alle opere romagnole viene oggi giudicata la quarta versione dai prototipi orientali, pure a Pietroburgo, che si ritiene eseguita tra Venezia e la Dalmazia: parte di un'interessante serie di dipinti trecenteschi che fanno parte della cultura mista impostasi lungo l'Adriatico fino almeno a metà Trecento, con la mediazione dei protagonisti politici e religiosi del tempo, spesso in rapporto con la diffusione dell'ordine francescano.
Un altro caso che, in senso inverso, conferma quei rapporti, è costituito dall'icona dei Santi Pietro e Paolo del Tesoro di San Pietro in Vaticano, dono dell'ex regina di Serbia Elena, parente degli Angioini dell'Italia meridionale, al primo papa francescano della storia, Niccolò IV (1288-92), legato da un lato a Costantinopoli e ai Balcani, dall'altro agli Angiò: opera di un artista 'greco' che operava sulla costa adriatica serba, in quegli anni governata da Elena, l'icona è stata ritenuta per molti secoli appartenente ai primi secoli cristiani e all'età di Costantino.
 

Rosa D'Amico

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