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Quello appena iniziato é il settimo anno di programmazione per Jazz Groove. Tutto é cominciato nel 2006: quello che doveva essere solo un esperimento, ha collezionato alla fine più di sessanta appuntamenti in sei anni. Protagonisti della scena internazionale - è stato questo il caso di Dino Saluzzi e Lee Konitz, Anthony Braxton e Steve Coleman, Amiri Baraka e Tim Berne - si sono alternati ad importanti artisti italiani come Enrico Pieranunzi e Fabrizio Bosso, Marco Tamburini e Roberto Gatto, Vitaliano Trevisan e Massimo Carlotto, ma anche a talenti emergenti della scena internazionale, stelle ormai prossime alla consacrazione, com'è successo per Melingo, Mafalda Arnauth o Petra Magoni.
In un periodo non facile per la cultura, che deve fare i conti con finanziamenti pubblici sempre più esigui, la nostra rassegna sta facendo di tutto per rimanere fedele ai principi che da sempre ne hanno ispirato la programmazione, sforzandosi di continuare a puntare sulla qualità, a prescindere dalla fama di chi viene invitato (è il caso del duo Simcock-Goloubev), ma anche di privilegiare le contaminazioni fra diversi linguaggi espressivi (dopo il teatro, la danza, il cinema e le immagini, la musica, con Claudio Cojaniz, incontra ora la poesia di Marcia Theophilo). Ma Jazz Groove non si stanca di ricercare novità, ovunque si annidino, per scoprire delle possibili "stelle" future (succederà anche con Tigran?), né di assegnare il giusto spazio ai jazzisti italiani (tocca stavolta a Michele Calgaro), talenti che spesso ignoriamo e che invece l'Europa ci invidia.
Il nuovo ciclo di Jazz Groove, il primo del 2012, si apre giovedì 2 febbraio con Amazzonia, oceano di alberi, emozionante serata di musica e poesia che vede l'incontro fra la scrittrice brasiliana Marcia Theophilo - nata a Fortaleza nel 1941, ma da un trentennio residente a Roma - ed il pianista friulano Claudio Cojaniz, classe 1952, jazzista fra i più originali e lucidi del panorama italiano. Impegnata da sempre nella difesa della foresta amazzonica, laureata in Antropologia, testimonial del WWF Italia e della Commissione Italiana dell'Unesco a favore della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, membro onorario dell'Accademia Mondiale della Poesia,Theophilo - che utilizza ormai indifferentemente il portoghese e l'italiano - ha vinto numerosi premi letterari e nel 2011 è stata candidata al Nobel. Alle sue poesie ed al jazz di Cojaniz - che al Candiani ha registrato nel 2009 un riuscito disco, Howl, alla testa della NION Orchestra - fanno da contorno alcune suggestive immagini proiettate sullo schermo dell'auditorium. Non è un caso che il libro più recente di Marcia Theophilo, Ama+zonia, sia stato realizzato insieme ad una celebre fotografa emiliana, Fabian, che vive fra Italia e Brasile. Questa originale commistione di fotografia e poesia ha addirittura trovato spazio, l'anno scorso, all'interno del Padiglione Italiano della Biennale d'Arte di Venezia.
Mercoledì 15 febbraio la rassegna dà spazio al jazz fresco e moderno del chitarrista vicentino Michele Calgaro, che presenta il suo ultimo disco da leader, Progressions (2011), alla testa della formazione che l'ha registrato, un eccellente quintetto completato dal fratello Lorenzo al contrabbasso, dal sassofonista canadese, ma ormai italiano d'adozione, Robert Bonisolo, dal batterista Mauro Beggio, fra i più quotati della scena jazzistica italiana, ma soprattutto da un prestigioso ospite, Alex Sipiagin, trombettista russo che dal 1992 vive a New York, dov'è riuscito a diventare in breve tempo uno dei più ricercati virtuosi del suo strumento, sia nell'area del neo-bop che in quella dell'avanguardia. Michele Calgaro, che è anche un apprezzato didatta - dirige da vent'anni a Vicenza la scuola di musica Thelonious ed insegna chitarra al Dipartimento Jazz del Conservatorio - mette in mostra con questo nuovo progetto anche il suo pregevole talento di compositore.
L'ultimo appuntamento di febbraio, fissato per mercoledì 29, offre agli appassionati un prezioso esempio del miglior jazz europeo contemporaneo, presentando l'affiatato duo d'impronta cameristica formato dal pianista inglese Gwilym Simcock e dal contrabbassista russo Yuri Goloubev. Il primo, appena trentenne, dopo esser stato segnalato dalla BBC come il miglior giovane talento musicale inglese del 2006 (premio vinto per la prima volta da un jazzista) - anno in cui ha inciso anche il suo primo disco da leader, Perception - ha bruciato le tappe di una carriera che non gli ha lesinato soddisfazioni, anche se nel nostro paese il suo talento non è ancora adeguatamente riconosciuto. Goloubev, strumentista di formazione classica, già primo contrabbasso dei Solisti di Mosca diretti da Bashmet, dieci anni fa s'è convertito al jazz, trasferendosi nel 2004 in Italia, dove ha suonato con molti dei nostri migliori interpreti, da Guido Manusardi a Claudio Fasoli, da Enrico Pieranunzi a Giovanni Falzone, ma ha anche inciso come leader, l'ultima volta alla testa di un trio completato dal pianista Claudio Filippini e dal batterista israeliano Asaf Sirkis (Titanic for a bike, 2011). Goloubev frequenta con regolarità la scena jazzistica inglese, intrattenendo soprattutto con Simcock una proficua e duratura collaborazione artistica. Ha infatti suonato nel suo secondo album da leader, Blues Vignette (2008), e l'ha a sua volta coinvolto in molti dei suoi progetti musicali e discografici.
Un altro straordinario ed ancor più giovane pianista, l'armeno Tigran, classe 1987, è il protagonista solitario del concerto conclusivo di questo ciclo di Jazz Groove, in calendario domenica 18 marzo. Si parla da qualche anno di lui come di una promessa, ma è venuto forse il momento di verificare se siamo davvero di fronte ad una nuova stella del firmamento jazzistico o soltanto ad un grande virtuoso del pianoforte.

Claudio Donà

 

 

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