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Il senso del lavoro
 
 

Parlare di lavoro significa certo parlare di fatica, ma anche di dignità e di rispetto per la persona che svolge tale attività per sé e per la società.
Prima di chiederci "quale è oggi il senso del lavoro" proviamo a domandarci come vogliamo porre il tema del lavoro; dal punto di vista del soggetto che lavora; o dal punto di vista del lavoratore oggetto di una economia, in un sistema di globalizzazione?
E ancora, quale finalità vogliamo riconoscere al lavoro: quella di contribuire ad aumentare il senso di una vita dignitosa delle persone che lavorano per il bene comune o quella di essere causa da risolvere per uscire a tutti i costi da questa crisi, riducendo ai minimi termini le tutele e i diritti?
Diceva agli operai di Pozzuoli, Adriano Olivetti nel 1955: "già perché l'unica economia degna di questo nome, l'unica economia ancora possibile e sostenibile è quella consapevole di un fatto capitale: che separare la produttività materiale e il profitto monetario da un parallelo arricchimento dello spirito non è solo sterile ma esistenzialmente omicida. Sterile per i sistemi produttivi che continuano a pervicacemente dibattersi nell'errore di pensare di poter raggiungere traguardi di eccellenza produttiva senza minimamente preoccuparsi di rendere eccellente l'interezza dell'esistenza dell'uomo che lavora. Non accorgendosi che un economia de-moralizzata e priva di carica etica rappresenta una strada senza sbocco. Omicida perché depaupera l'esistenza di miliardi di esseri umani che trascorrono una vita lavorativa misera e immiserente, perché il lavoro è tormento dello spirito quando non serve un nobile scopo".
"Quale è oggi, il senso del lavoro?" Un lavoro che è soprattutto precario, nero, male retribuito, senza diritti, svolto da uomini e donne "invisibili", che muoiono "senza nome", un lavoro che diviene, nel sistema economico attuale di crisi in cui siamo immersi, sempre più una "merce". Abbiamo scelto di riflettere su questi interrogativi proponendo questa rassegna di documentari e film sul tema, per affrontare il problema del lavoro, in particolare, come si presenta nel nostro paese e come è patito da coloro che lo svolgono in condizioni insalubri e da chi, per esso, perde la propria vita (Morire di lavoro, 2008, Daniele Segre); indagando le forme di sfruttamento del lavoro e la realtà dei lavoratori precari (Parole Sante, 2007, Ascanio Celestini); considerando come sia difficile il lavoro della donna (We Want Sex, 2010, Nigel Cole) e, infine, ma non certo di importanza, scrutando la realtà di chi muore sul lavoro, senza contratto e "senza nome" (La nostra vita, 2010, Daniele Luchetti).
 

Cristina Oriato
 




 

 

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