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Rata neće biti (la guerra non ci sarà) è un film documentario di oltre 170 minuti fatto di interviste a testimoni di diverse generazioni colti nel loro quotidiano, sulla guerra in ex Jugoslavia.
 
Detto così, il film di Daniele Gaglianone potrebbe sembrare un'inossidabile operazione documentaria, titanica e noiosissima. Invece è esattamente il contrario! Rata neće biti è uno dei più forti, potenti, ambiziosi documentari italiani degli ultimi tempi, capace di allargare l'orizzonte di questa forma cinematografica. È a metà fra il documentario epico e la soap opera. Della soap, intesa nella sua accezione originaria di dramma seriale, ha la lunghezza e la possibilità di essere divisa in parti, puntate, con i capitoli che coincidono con i personaggi raccontati attraverso dei veri e propri ritratti. Dell'epica ha la sostanza dell'incredibile e drammatica avventura umana toccata in sorte alle persone comuni, sopravvissute alla guerra. Ora, non senza comprendere la radicalità della scelta, abbiamo deciso di parlare con l'autore di questa docu-opera perché, al di là del formato e del genere, è un documentario toccante e importante sulla ferita ancora aperta della guerra nella ex Jugoslavia e sul terribile mandato resistenziale a cui sono chiamati molti superstiti di quell'esperienza. (...)
 
Quando si parla di ex Jugoslavia è facile cadere nella logica di parte, sposare una causa. In Rata neće biti questo non avviene, non c'è una tesi da svolgere, bensì un ascolto da attivare.
 
Non volevo fare un documentario che raccontasse dall'alto la situazione nella Bosnia Erzegovina, dove l'autore dicesse la sua posizione in modo esplicito. Mi sono fatto un'idea chiara su quello che è successo ed ho una posizione, ma non mi interessa dire la mia. Sarebbe stato come entrare dentro una casa senza chiedere il permesso. Volevo, invece, far tesoro della mia conoscenza e mettere al servizio di una struttura che partisse dalle cose che incontravo, e non il contrario. Per questo ho lavorato su un meccanismo semplice: una serie di frammenti di micro-documentari autonomi, che messi insieme dessero un'immagine di quella situazione. Ogni testimone racconta la sua storia, ma raccolta e filtrata da chi era lì in quel momento. Ho cercato di far tesoro della lezione di Kapuscinski che diceva: il modo migliore per entrare in sintonia con ciò che vuoi raccontare è quello di sparire. Ma il film non è solo il racconto di testimoni, è anche il racconto dell'impressione che ho avuto incontrandoli. All'inizio non volevamo parlare necessariamente della guerra; anzi, eravamo convinti di non doverlo fare anche per rispetto nei confronti della gente. Volevamo indagare il presente. Ma poi ci siamo accorti che il presente non esiste perché il passato sembra non riuscire a passare... e quindi ci siamo "arresi" e, come dice uno dei nostri personaggi "qui non è finita la guerra, semplicemente non si spara più".
 
Testo tratto dall'intervista di Dario Zonta a Daniele Gaglianone
 

Gianfranco Bettin è stato fra i promotori del gemellaggio tra Venezia e Sarajevo negli anni dell'assedio della capitale bosniaca. Ha pubblicato, tra l'altro, Sarajevo Maybe (Feltrinelli 1994). È assessore all'Ambiente e al Centro Pace del Comune di Venezia.
 

Daniele Gaglianone, nato ad Ancona nel 1966, vive a Torino dal 1972. Negli anni Novanta collabora con l'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza per il quale realizza numerosi documentari. Negli stessi anni gira cortometraggi e collabora alla sceneggiatura di Così ridevano di Gianni Amelio (1998). Nel 2000 gira il lungometraggio I nostri anni, selezionato alla Quinzaine del festival di Cannes 2001. Nel 2004 il suo secondo lungometraggio Nemmeno il destino partecipa al Festival del Cinema di Venezia e nel 2005 vince il Tiger Award all'International Festival di Rotterdam. Nel 2008 presenta al Festival di Locarno il documentario Rata neće biti. La guerra non ci sarà che nel 2009 riceve il David di Donatello come miglior documentario italiano. Nel 2009 realizza Pietro, selezionato al concorso internazionale del Festival di Locarno 2010. Nel 2011 il suo film Ruggine, ispirato al romanzo di Stefano Massaron, viene presentato al Festival del Cinema di Venezia.
 

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