GOLDONI: IL TIMORE E LA GIUSTA INCOSCIENZA
Il servitore di due padroni è un testo a cui avvicinarsi in due modi: con timore reverenziale e con una, necessaria, buona dose di incoscienza.
A mantenere l'equilibrio tra queste due componenti devono esserci il rispetto, la curiosità e la voglia di perdersi nel labirinto di equivoci, travestimenti, sdoppiamenti e simmetrie che fanno di questo testo un capolavoro del divertimento.
È inevitabile confrontarsi con il mito dell'Arlecchino di Strehler, che in questo progetto diventa un punto di riferimento complementare al testo goldoniano.
Il gioco meta-teatrale che caratterizza e rende geniale la messa in scena del regista milanese sarà studiato, ripreso e interpretato in termini attuali: la compagnia di comici che dà vita allo spettacolo non sarà una compagnia "datata" con tanto di suggeritore e capocomico, ma sarà una compagnia che porterà sulla scena tutte le dinamiche e le problematiche di chi fa teatro ai nostri giorni.
Si intende mettere in risalto il contrasto tra la difficoltà e l'incertezza della vita degli attori e la leggerezza, la perfezione del gioco scenico inventato da Goldoni.
Si intende analizzare e interrogarsi, nel corso del lavoro, sul senso che può avere per una compagnia di giovani nel terzo millennio studiare e confrontarsi con un capolavoro del passato. Si intende trovare un nesso profondo tra il testo e il gruppo di lavoro, nella certezza che sia impossibile presentarsi al pubblico se non si lavora, con onestà, sempre a partire da se stessi. (Linda Bobbo)