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DALLA PARTE DI EURIDICE
"Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre" (Sallustio)

Lo spettacolo è costituito da momenti diversi in cui parole e musica si alternano in un continuo gioco di rimandi.
Ma sarà la stessa "Musica", intesa anche come personaggio, a raccontarci il mito di Orfeo, il cantore degli dei, per lasciare, poi, la parola a Euridice.
I testi sono tratti da autori classici tra i quali Seneca, Virgilio, Ovidio e Alessandro Striggio, autore del libretto della favola in musica: L'Orfeo di Claudio Monteverdi andata in scena, per la prima volta, nel 1607.
Fin dall'antichità molti artisti sono stati affascinati dalla favola di Orfeo che scende nell'Ade per riprendere la sua dolce sposa, ma che contravvenendo all'ordine del Signore degli Inferi perderà per sempre.
Perché ciò accadde? Quale il motivo che spinse Orfeo a voltarsi? Il racconto della Musica si ferma proprio in quel punto e sarà Euridice, colei di cui così poco sappiamo, che ci dirà il suo "perché".
Il monologo è stato scritto dal poeta Luciano Menetto, a cui è stato commissionato per l'occasione, "Un'Euridice", come spiega l'Autore, "che è metafora del mai risolto rapporto tra poesia e vita, della insanabile diversità tra sensibilità femminile e maschile, della difficile accettazione della fine della passione tra uomo e donna, un vuoto che induce in chi lo prova la morte, non fisica, ma del senso di ogni cosa".
Sarà preceduto da "Oh, mia Euridice..."a fragment di Claudio Ambrosini, di cui l'autore dice: "In questo brano, Orfeo non suona la cetra, ma il clarinetto e il suono del suo strumento si fa perfino voce umana, nel tentativo disperato di chiamare l'amata Euridice, perduta in lande desolate, lamentose, gelate".
Gli altri brani appartengono alla letteratura musicale di altre epoche, a testimoniare il potere fascinatorio ed evocativo proprio della musica. (Margherita Stevanato)





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