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UNA NOTTE DI PAURA

Lo spettacolo per marionette è ispirato a Francisco Goya, il 'sordo', e alle ritirate notturne militari di Madrid, messe in quintetto da Luigi Boccherini e poi riorchestrate in quattro versioni simultanee, quasi degli incroci di parate, da Luciano Berio.
Lo spettacolo si connota non solo acusticamente ma anche visualmente per la simultaneità di due/tre/quattro piani contrastanti: sopra, i ritratti "da camera" delle famiglie reali e sotto , i "i disastri della guerra", i mostri della ragione, la crudeltà saturnina, le carneficine.
I due piani, il sopra e il sotto, si contrappongono, sdoppiati e risdoppiati, anche scenograficamente, grazie a una collocazione decisamente statica ("a tabernacolo") dei ritratti (immobili in posizione dominante e centrale, situati dentro a "nicchie" vezzosamente decorate, o "in processione" veloce dentro una grande cornice dorata), e la rappresentazione molteplice del precipitare drammatico degli eventi cruenti, in un convulso susseguirsi di azioni destinate a occupare lo spazio più "basso" del piano scenico: l'inferno della Ragione.
Tema dominante della pièce sarà la notte. La notte leggendaria della ritirata militare di Madrid, la notte ebbra di nerofumo e oscillazioni di candela che incombe sul ritratto La famiglia dell'Infante don Luis, la notte lugubre dei flagellanti e delle streghe, la notte malefica delle civette e delle fucilazioni.
Altro tema dominante sarà l'incrocio delle figure che galleggiano come senza vita, 'portate', trascinate dalle stanche marce dei militari che montano e smontano le stazioni di guardia di Aranjuez o del Pardo.
Altro tema dominante, ancora, la paura. La paura febbrile del sordo che scruta le scene musicali, senza sentirle, che 'annusa' le melodie scheletrite, che tasta i passi ritmati senza forma né ragion d'essere, che adocchia le scordature, le sovrapposizioni degli eventi rumoristici e armonici, il canto jondo filtrato dal buio.
Boccherini reiteratamente risuona a loop, Luciano Berio istruisce gli scontri e incontri delle bande madrilene, e due Pasodobles (dei Grenaderos de Madrid e de Gibraltar) irrompono come a invadere il palazzo dal sordido cortile reale.
Su questi terrori notturni sopraggiunge a far da ciliegina sulla torta della paura la canzone dell'orribile maschera buia del Lustucru di Kurt Weill, a creare, con il suo passo notturno spaventabambini, una super-icona dell'orrore cieco che marcia per la sua strada.
Volo transoceanico sulle ali del Lustucru, nel finale, con una stereotipata marcetta panamense (sempre di Kurt Weill) di timbro acidissimo, come acidissime sono tutte le esportazioni americane dei sogni-sonni della ragione europea. (Margot Galante Garrone)



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