

1 - 30 giugno 2011
La storia, nel suo farsi, è inevitabilmente percepita soltanto come cronaca, anche quando gli accadimenti paiono con tutta evidenza ambire al carattere epocale. Su quel che va succedendo da qualche mese sulla sponda africana del Mediterraneo e per estensione nel mondo arabo pesano poi le lacune e le approssimazioni del consueto armamentario etnocentrico europeo e occidentale, che induce al disinteresse, alla diffidenza o a semplificare ciò che è e resta complesso, quasi si tratti di badare esclusivamente al proprio (immediato) tornaconto. Capita così che dinanzi a popoli reclamanti principi e diritti di uso corrente (almeno in linea teorica) nelle nostre "civilissime" lande - libertà, democrazia, legalità, giustizia, eguaglianza e via dicendo - lo spiazzamento possa risultare persino stordente, incerti - i più - fra lo stupore e la paura. Lo conosciamo così poco quel mondo, nell'infinità delle sue espressioni e sfaccettature, da considerare con sospetto persino l'emergere di valori che pur dovrebbero risultarci familiari. Fra autocrazie e fondamentalismi, dittature e diritti negati, dovremmo forse smetterla di pensare sempre alle opportunità del "male minore"(...)
