14 fotografe raccontano Venezia
In collaborazione con l'Associazione fotografica Fatue, l'Associazione fotografica Fotosintesi, la Scuola e Associazione di poesia Settima Stanza
Dal 17 gennaio al 15 febbraio 2009
orario:
da lunedì a venerdì 15.00 - 19.00
sabato e festivi 10.00 - 13.00 e 15.00 - 19.00
sala Paolo Costantini terzo piano
ingresso libero
Venezia
in Ombra
L'occhio, scuro:
come finestra di capanna. Raccoglie
ciò che fu mondo, resta mondo: l'oriente
errante, ... (Paul Celan)
In regimi così falsamente diurni dove l'ombra è una minaccia, come la chiamata della natura o dei sensi atrofizzati o esaltati, che cos'è la scelta dell'ombra?
Una dichiarazione di poetica, una poetica di presa d'atto anche del lutto, di una condizione di relegazione, di sventura dell'umano, piegato alla necessità, o semplicemente come l'uso del bianco e nero prodigiosamente ci insegna, lo stare più vicini alle cose in una aspirazione al vero, alla verità, al reale.
Oppure una strategia di sopravvivenza che previene le cadute, che preferisce guardare da una posizione non catturante, che non vuol farsi prendere né bruciare, ma preferisce l'esperienza dell'attesa, se è alla luce che si aspira, stando in luoghi separati, riparati. Quei luoghi dove seme e radice stanno in ascolto fino ad essere sorpresi da uno spiraglio, un canale che si apre verso la superficie: l'ombra si addice alla contemplazione anche e sopratutto di ciò che è intollerabile.
(Simone Weil)
Due forze regnano sull'universo, dice Simone: luce e pesantezza. La creazione è provocata dal moto discendente della pesantezza e dal moto ascendente della grazia, il principio della leva, discendere per salire. Da Simone, che già era preoccupata per le sorti della città assediata fino a scrivere una Venezia salva, ci si apre la strada per collocare in questa stessa zona d'ombra la visione della città, nel tentativo forse di riparala, di depurarla dalla contaminazione di una molteplicità quasi infinita di sguardi i cui effetti di moltiplicazione sono un fenomeno incontrollabile, straniante, perturbante.
E la fotografia oltre che testimonianza e denuncia, come ogni forma di espressione artistica, quando aspira ad essere tale, è un andare oltre, un guardare senza interpretare, fino al fondo delle cose, o in cima a esse, quindi un vedere prima, anche la sventura, fino se mai fosse possibile a trascenderla.
Come per Paul Celan nella celebre, per acquisita sventura, Parla anche tu.
Parla anche tu
Parla per ultimo,
dai voce al tuo parlare
Parla -
Ma non distinguere il sì dal no
dai al tuo parlare anche il senso:
dagli ombra.
Dagli ombra abbastanza,
dagliene tanta,
da saperla ripartita intorno a te tra
mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.
Guardati intorno:
guarda, come tutto diventa vivo intorno -
nella morte! Vivo!
Dice il vero, chi dice ombra.
Ma ora si restringe là dove stai:
verso dove uomo senz'ombra, verso dove?
Sali. Verso l'alto a tastoni
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Avanzando nelle ipotesi sull'ombra, ne rimane anche semplicemente una posizione di passività ricettiva, che muove verso l'attitudine al creare, che sappiamo presuppone un farsi indietro, non in avanti come appare. "Iddio" ha potuto creare solo nascondendosi, altrimenti ci sarebbe stato lui solo. Come la santità deve essere in parte nascosta, o la bontà.
E l'ombra è anche quella azzurra, o la schermatura della troppa luce, è anche il velo che copre talvolta l'evidenza e ne custodisce il mistero ...e la fotografia, come la poesia quando è grande provvede anche a questo...
Grande e grigia,
come tutto ciò che è perduto vicina
figura di sorella.
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tanta cenere da benedire. Tanta
terra conquistata
sopra
i leggeri
Anelli
d'Anima.
Grande. Grigia. Le scorie
assenti. (Paul Celan)
Sono convinta che le nostre artiste con le loro immagini-visioni, sono dei metaxù, dei ponti invisibili, delle traghettatrici dal passato, dal desiderio e dalla nostalgia, dal materiale allo spirituale, sempre rivolte al possibile e al reale trasfigurato. E io sempre dedico alle Fatue questo augurio.
Laura Guadagnin